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Storia della Città

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Sita a pochi chilometri da Napoli, la città di Ercolano affonda le sue radici nell’antichità. Se per Strabone era una città di fondazione osca, in seguito conquistata nell’ordine da Etruschi, Pelasgi, Sanniti ed infine Romani, a parere di Dionigi d’Alicarnasso la fondazione era opera di Eracle, l’Ercole dei Latini, ovvero dei Greci. Secondo l’antico mito, infatti, Ercole di ritorno dall’uccisione del mostro Gerione, ovvero si fermò a Roma per riposarsi. Nel frattempo, Caco, un demone figlio del dio Vulcano, rubò una parte dei buoi che Ercole aveva con sé. Caco, grazie ad uno stratagemma, fuggì con i buoi facendo perdere le sue tracce. Nonostante ciò Ercole si mise in cerca del demone affinché gli fosse restituito il maltolto. Quando l’eroe stava ormai per rinunciare, uno dei buoi rispose al suo richiamo. Caco, infatti, aveva nascosto la mandria in una grotta che poi si era premurato di chiudere. Ercole, però, riuscì ad espugnare la spelonca e dopo un acerrimo combattimento con il demone che, per difendersi, sputava fuoco e fiamme, lo uccise riprendendosi i buoi che gli erano necessari per concludere la sua decima fatica. Prima di ripartire per Argo, però, l’eroe decise di fondare una città nel luogo dove aveva recuperato il bestiame. La città prese il suo nome: Herculaneum, ovvero Ercolano. Fuor di leggenda, oggi non si crede più che la città sia di origini greche, sebbene non sia da escludere un primitivo insediamento a scopo di difesa ad opera dei Greci di Cuma, ma, molto più probabilmente, la città, italica, fu fondata non prima del IV secolo a.C.. Il piano urbanistico antico si mostra a scacchiera regolare, ispirato dunque alle teorie di Ippolito di Mileto, simile a quello della vicina Neapolis. La città cioè è formata da tanti lotti abitativi detti insulae, separati da strade principali, ovvero i decumani, intersecantisi con vie minori, i cardines. I decumani corrono paralleli alla costa, da Nord-Ovest a Sud-Est, e conducono di solito verso luoghi di importanza civile e scambio commerciale; i cardini, invece, sono perpendicolari alla costa e scendono verso il mare. Le strade, in genere selciate con basoli di pietra vulcanica, presentavano, a lato della zona ‘carrozzabile’, un alto marciapiedi pavimentato che, in corrispondenza con gli ingressi delle abitazioni più facoltose, era coperto da portici. Questa ridente cittadini, apprezzata dai Romani come luogo privilegiato di villeggiatura, venne spazzata via dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., eruzione che però la rese immortale. Il territorio, però, non rimase disabitato ma cominciò lentamente a ripopolarsi già nei primi secoli d.C. e coll’andare del tempo, la memoria dell’antica città sparì. Resina, questo il nome del nuovo centro, si estese a coprire del tutto l’antico centro. L’etimologia di questo nome è incerta, una leggenda vuole che il nome sia dovuto al fatto che questa fosse una ‘terra senza re’ dal latino Re sine. Al periodo bizantino risalgono alcune opere d’arte custodite nella Basilica di Santa Maria a Pugliano, chiesa già famosa intorno all’anno mille. La città fu più volte assalita dai Saraceni fino a quando, con l’arrivo degli Angioini, essa non fu sottomessa e nel 1266 divenne una baronia. Nel 1454 fu ceduta da Alfonso d’Aragona a Francesco Carafa i cui discendenti mantennero la proprietà di Resina fino al 1699, quando gli abitanti riuscirono finalmente a riscattare la città rendendola libera. Nel 1709 vennero alla luce, casualmente, i primi reperti antichi. Ciò comportò per la città l’inizio di un rinnovato splendore. L’aristocrazia partenopea costruì qui le sue sfarzose ville, il cui splendore rese la strada che le costeggia nota come il ‘Miglio d’Oro’. In varie epoche la città è stata, inoltre, sede di istituzioni culturali e movimenti artistici, quali ad esempio la Scuola Internazionale di Archeologia, fondata da A. Maiuri, oppure la ‘Scuola di Resina’, corrente pittorica di respiro nazionale. Dal 1969 la città si è riappropriata del toponimo antico mutando il suo nome in Ercolano, mentre dal 1997 i suoi scavi archeologici sono inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.


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