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I Prodotti Tipici

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Vino

Il territorio di Ercolano, reso fertile dalla vicinanza col Vesuvio, ?da secoli il luogo ideale per la coltivazione della vite, da cui si ricavano vini eccellenti cha tempo entrati a pieno titolo nella storia dell'enologia nazionale ed internazionale. Il vino della zona era gi?apprezzato in epoca romana, come testimoniano i versi di Marziale "Bacco am?queste colline pi?delle native colline di Nisa", e qui numerosi patrizi romani, attirati dalla mitezza del clima e dagli ottimi prodotti locali decisero di stabilire la loro dimora. I vitigni presenti sul territorio di Ercolano, appartenenti alla variet?coda di volpe, falangina, sciascinoso e piedirosso, coltivati seguendo ancora gli antichi metodi tradizionali, nel rispetto della natura e dell’ambiente, danno origine a due vini dal sapore e dall’aroma inconfondibili: il Lacryma Christi del Vesuvio e il Pompeiano. Il primo, diffuso nelle tre variet?bianco, rosso e rosato, si presenta come un vino molto aromatico, gradevole e asciutto, ideale per accompagnare primi e secondi piatti, sia di pesce che di carne. Il Pompeiano, anch’esso bianco, rosso o rosato, pu?essere gustato in tre differenti tipologie. frizzante, amabile e passito. E?un vino facilmente abbinabile a piatti, anche elaborati, sia di carne che di pesce.

Pomodorino "del Piennolo"

La coltivazione del pomodoro, ortaggio originario dell’America, si diffuse nell’Italia Meridionale intorno al XVII sec., trovando soprattutto nel napoletano l’habitat ideale per il suo sviluppo, prosperando ed evolvendosi in specie locali sempre pi?pregiate. Una di queste, tra le pi?apprezzate in gastronomia per il sapore e le qualit?organolettiche, ?il Pomodorino Vesuviano, conosciuto anche col nome dialettale di Pomodorino "del Piennolo" (ovvero "del Pendolo") oppure come Pomodorino Spongillo, nome che fa riferimento alla tradizionale tecnica di appendere i pomodorini uniti a grandi grappoli per conservarli fino all’inverno. Questa rinomata variet?cresce nei comuni situati alle pendici del Vesuvio, tra i quali figura anche Ercolano. I frutti, dal peso poco superiore ai 20 grammi, di colore rosso ardente, sono di forma tondeggiante leggermente pruniforme, con un particolare piccolo pizzo all'estremit?inferiore e squadrature laterali vicino al picciolo. La buccia ?spessa, la polpa soda e compatta dal sapore dolce-acidulo delizioso ed inconfondibile derivante dalla elevata concentrazione di zuccheri e sali minerali. Questa ?dovuta al terreno vulcanico dove vengono coltivati i Pomodorini "del Piennolo". La coltivazione avviene in piccoli appezzamenti posti tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare, in assenza di irrigazione ed esposti ad un sole quanto mai generoso. Gli agricoltori sono attenti a mantenere intatte le tecniche tradizionali che prevedono, tra l'altro, l'ausilio di sostegni con paletti di legno e filo di ferro, in modo da evitare che le bacche tocchino terra e per far si che i frutti, ricevendo i raggi solari uniformemente, possano colorarsi in maniera adeguata. Anche la tecnica di conservazione ?ancora quella tradizionale: raccolti nel periodo estivo, tra luglio e agosto, prima della loro completa maturazione, i pomodorini vengono sistemati nella caratteristica forma a “piennolo? Sono posti a mano su un filo di canapa, legato a cerchio, arrivando a comporre un unico grande grappolo di diversi chilogrammi che verr?mantenuto sospeso da terra in luoghi ben asciutti e ventilati. Sistema questo, che, favorendo una lenta maturazione, consente una lunga conservazione, con la conseguente possibilit?di consumare il prodotto “al naturale?fino alla primavera seguente. Dal piennolo ?possibile "attingere" cogliendo i singoli pomodorini che diventano cos?un ingrediente essenziale di tanti piatti tipici napoletani, regalano un tocco inconfondibile alla pizza, alle bruschette, agli spaghetti, alle salse, agli intingoli a base di pesce e a molte altre ricette. Il Pomodorino "del Piennolo" viene anche valorizzato nella ristorazione locale, interessata al recupero degli ingredienti tipici della tradizione, una tendenza sempre pi?diffusa che ha portato questo gustoso prodotto a concorrere per il riconoscimento del marchio DOP.

Albicocche

Ercolano si distingue per la produzione di albicocche, una coltivazione che in Campania e soprattutto nel napoletano occupa ?da lungo tempo molto diffusa. Una delle prime testimonianze precise della presenza di albicocchi in Campania ?dovuta a Gian Battista Della Porta, scienziato napoletano, che, nel 1583, nell’opera “Suae Villae Pomarium?distingue due tipi di albicocche: bericocche e crisomele, pi?pregiate. Da questo antico termine deriverebbe quindi il napoletano “crisommole?,ancora oggi usato per indicare le albicocche, e in particolar modo le crisommole alessandrine, che ancora esistono nell’area vesuviana. Con il nome “Albicocca Vesuviana?si indicano oggi oltre quaranta diversi tipi di frutti, tutti originari della zona. I pi?diffusi sono: Ceccona, Palummella, S. Castrese, Vitillo, Fracasso, Pellecchiella, Boccuccia Liscia, Boccuccia Spinosa e Portici. A Ercolano, ma pi?in generale in tutti i territori dell’area vesuviana la coltivazione ?favorita dalla particolare fertilit?dei terreni, che, essendo di natura vulcanica, sono ricchi di minerali e in particolare di potassio, elemento noto per la sua influenza sulla qualit?organolettica dei frutti e dei vegetali in genere, e che, in questo caso contribuisce a conferire alle albicocche il gradevole e caratteristico sapore. La maggior parte della produzione ?destinata al consumo fresco. Una quota variabile di anno in anno viene trasformata in nettari, ossia in succo e polpa, mentre una piccola parte viene trasformata in confetture, essiccati e canditi, e un’altra ancora ?trasformata in prodotti surgelati e sciroppati.

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